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La bocca della balena!

Serata movimentata quella del 25 luglio 2019: dopo un periodo molto caldo, l’anticiclone subtropicale molla un po’ la presa lasciando spazio a infiltrazioni di aria più fresca di origine atlantica. È stato come buttare un cerino in una tanica di benzina… in poche ore enormi celle temporalesche si sono sviluppate in area alpina, interessando (finalmente!) anche la città di Bolzano con una direzione di moto decisamente singolare. Il temporale è sceso infatti dalla val Sarentino, ma non è sfilato come succede spesso lungo le Dolomiti, bensì si è ingigantito andando a coprire la parte della valle dell’Adige compresa tra Bolzano e il confine con il Trentino. Curiose le raffiche di outflow da nord-est, prima calde e poi via via più fresche e impetuose (con qualche danno), ma ciò che più ha colpito è stata la spettacolare whale’s mouth, la bocca della balena, il cielo caotico tipico dei temporali violenti. La whale’s mouth altro non è che una nube accessoria del cumulonembo, che si sviluppa in seguito alla turbolenza indotta dalla correnti calde e fredde tipiche di queste nubi.

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Nubi rivelatrici

Quanti, guardando queste nubi alle 7 del mattino:

avrebbero pensato che poche ore dopo la situazione sarebbe stata questa?

Eppure è andata proprio così… certe volte le nubi del mattino, che condensano temporaneamente nell’atmosfera già instabile, annunciano un cambiamento del tempo, ma non sono in molti a notare la cosa. Io la prima foto, che ritrae degli altocumulus la cui specie è a metà strada tra il floccus e il castellanus, l’ho scattata perché sapevo del peggioramento imminente. Ma ho la presunzione di dire che, anche senza internet, carte e modelli vari, quelle nubi le avrei notate lo stesso e un paio di domande me le sarei poste… almeno credo! 😉

PS: le foto sono state scattate a Cavallino, vicino a Jesolo, il 7 luglio 2019, in occasione del passaggio di un fronte di aria fresca nordatlantica. Nella seconda immagine si nota una imponente shelf cloud, il bordo di una cella temporalesca, che annuncia l’arrivo della pioggia.

Mamme turbolenti!

In questa foto, scattata l’11 giugno 2019 a Mesiano (collina di Trento) da un utente del forum di Meteotriveneto, appaiono degli spettacolari mammatus. Si tratta di una caratteristica supplementare dei cumulonembi, le imponenti nubi che causano forti temporali. Il termine latino mammatus si traduce con “che porta delle protuberanze” oppure “a forma di mammella” e deriva dalla parola “mamma”, che gli antichi romani utilizzavano nei contesti informali. I mammatus si formano sul bordo inferiore dell’incudine temporalesca quando essa è ben sviluppata, soprattutto in caso di venti non troppo forti, e denotano la presenza di cristalli di ghiaccio che sublimano incontrando nella loro caduta strati d’aria più secca. Queste mamme (ma sarebbe più corretto scrivere, alla latina, mammae) sono dunque entità in subbuglio: scendono, salgono, corrono di qua e di là. E, generalmente, più si agitano e più il temporale è intenso!

La nuvola col buco


Se vogliamo essere precisi e utilizzare una terminologia appropriata, questa nostra vaporosa amica va definita Altocumulus stratiformis lacunosus, una nube che presenta un foro o una lacuna, appunto. Focalizzando l’attenzione su quest’ultima, chiameremo fallstreak hole l’apertura dalla quale cadono virga, cristalli di ghiaccio che in breve sublimeranno, scomparendo alla vista. Le virga si formano in quanto in un punto della nuvola, generalmente per il passaggio di un aereo, le gocce d’acqua sopraffuse (allo stato liquido pur trovandosi a temperature abbondantemente sotto lo zero) tendono a congelare, a unirsi e cadere verso il basso. Il processo si espande a macchia d’olio alle zone vicine e può “consumare” pian piano tutta la nube a meno di un cambiamento dei parametri meteo.
Se però vogliamo ricorrere a un linguaggio meno formale, potremmo dire che quella… beh, sì, è una nuvola col buco! È così, esistono anche queste strane creature del cielo! 😉

I castellani parlanti

Il titolo può suonare strano: chi sono i castellani, e perché parlano? Beh, con “castellani” (meglio castellanus, in latino) intendiamo una specie di nuvole che può essere associata ai generi altocumulus, cirrocumulus, cirrus e stratocumulus e che è caratterizzata da una spiccata tendenza alla verticalità. Quando osserviamo questa specie possiamo essere sicuri di una cosa: l’atmosfera è instabile e la situazione può “degenerare” facilmente, con rovesci e anche forti temporali se ci troviamo nel periodo estivo. Ecco perché possiamo considerare i castellani delle nuvole parlanti. In questa occasione hanno parlato proprio bene… questa foto, infatti, è stata scattata nella mattinata del 25/6/2018, un giorno molto emozionante per me.

Quest’altra segue la prima di circa 50 minuti; alcuni dei castellanus sono “sbocciati” dando vita a cumuli dotati di un cappello che in gergo tecnico si chiama pileus e si stanno rapidamente trasformando in cumulonembi.

Il seguito della storia? Beh, basta scrollare la pagina verso il basso fino al post intitolato “Finalmenteeeeee!!!” 😉

Questa non è una nuvola, purtroppo :-(

Quanto vorrei poter classificare questa “roba” nel regno delle mie vaporose amiche! Purtroppo questa volta non si tratta di una nuvola, almeno non nel senso più stretto del termine. La foschia che vediamo è dovuta a una massa d’aria fredda, umida e inquinata che risale la Valle dell’Adige perché spinta verso nord da una sorta di “effetto stantuffo” iniziato in Pianura padana. L’elevato contenuto di polveri e una parziale condensazione del vapore (comunque non sufficiente per poter parlare di nuvole) rende tale massa d’aria in qualche modo visibile. La situazione meteo di quel giorno (23/2/2019) vedeva un forte afflusso di correnti da nord-est che, penetrando in Pianura padana, induceva un aumento della pressione e una spinta centrifuga della massa d’aria preesistente, che tendeva così a risalire le valli alpine. Ringraziamo la stupidità umana per la porcheria che siamo costretti a respirare… molto del particolato altamente cancerogeno che vediamo deriva da attività inutili come usare l’automobile a sproposito o scaldare le nostre case in modo eccessivo. La foto è stata scattata dalla strada della Mendola a circa 1200 metri di quota: ci sono ovviamente arrivato in bicicletta, per me la macchina può tranquillamente MARCIRE in garage!

Nuvole e vulcani!

Stratus che sembrano pronti a ghermire la montagna, apparentemente innocua… si tratta invece di un vulcano, talmente irrequeto da essere chiamato Fuego!  La foto è stata scattata da Andrea Alessandrini da altezze vertiginose durante un’attività di hiking in Guatemala. Beato lui che può godersi certi spettacoli 😉