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I fibratus che fanno cucù!

Che ci fanno quei filamenti rettilinei in un cielo pasticciato di cirrocumulus? Mah, credo che sarebbe difficile giungere a una conclusione certa anche per un esperto nefologo. Di certo è che l’aspetto è quello classico dei cirrus fibratus: attenzione però al filamento superiore, che sta “uncinando” ed è quindi pronto a “saltare” a un’altra specie!

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Onde nel cielo


Ebbene sì, anche in cielo ci sono le onde! Non hanno proprio la stessa natura di quelle marine, ma la causa scatenante è la stessa: il vento, che spirando con diversa intensità e direzione a seconda della quota provoca ondulazioni in seno alle quali si generano queste spettacolari strutture. La foto in questione è stata scattata in Trentino nell’estate 2017; spesso gli asperatus, questa è la specie che appare nella foto, preannunciano un peggioramento del tempo.

Appendini nel cielo!

Questi cirrus appartengono alla specie uncinus in quanto presentano un’estremità ricurva; non sono forse il più classico degli esempi, perché la teoria li vorrebbe disposti in modo meno caotico, con le fibre rettilinee che terminano in una sorta di gancio ben evidente, che normalmente rappresenta la parte posta a più bassa quota. Qui le correnti si sono divertite a scompigliare un po’ le carte, ma ho voluto riportare comunque la foto perché è bella e trova conforto in altre immagini della specie in questione apparse su siti ben più qualificati di questo 😉
E cirrus uncinus sia! 🙂

Che fibra!

Premetto subito che questa foto mi ha dato molto da pensare… e non sono arrivato a conclusione certa! Si potrebbe trattare di altocumuli dai quali, per l’effetto delle correnti in quota, viene “sparato” un ventaglio di virga disposte in modo rettilineo. Questo perché il radiosondaggio di quel giorno (14/8/2017), pur riferito a Udine (la foto è stata invece scattata in provincia di Bolzano) indica che lo strato dell’atmosfera favorevole alla condensazione si trova tra i 2500 e i 4000 metri circa, aspetto che esclude le nubi di alta quota (cirriformi). Sopra i 4000 metri si alternano strati molto secchi ad altri un po’ più umidi, ma mai oltre il 60%. Senza l’ausilio di osservazioni strumentali io avrei invece optato per dei cirrus fibratus, pur in presenza di quelle strutture tondeggianti assimilabili come detto a degli altocumulus, che potrei però classificare come cirrus spissatus. Insomma: un gran casino! Quanto è dura la vita dell’osservatore di nubi… lo so, lo dico sempre 😉

Addio, sogni di gloria!

Il nuvolone ritratto nella foto potrebbe, a prima vista, non suggerire nulla di particolare. Invece si tratta di un cumulus congestus piuttosto interessante in quanto dimostra che, nonostante un imponente sviluppo verticale, non tutti i congestus siano destinati a diventare cumulonimbus. In questo caso, dopo una prima fase in cui le condizioni erano senza dubbio quelle “giuste”, qualcosa è andato storto. Forse un afflusso di aria più fredda e/o secca al suolo, il venire meno del riscaldamento solare o un aumento della pressione… fatto sta che il congestus (a base oltretutto piuttosto alta) è riuscito a vivere un momento di gloria solamente grazie alla cascata di virga che ha generato sotto di sé. Si tratta di una massa d’acqua che probabilmente non giungerà (o giungerà solo in piccola parte) al suolo a causa dell’evaporazione. Si potrebbe dire: tanto rumore per nulla! 😉
La foto è stata scattata dall’utente davide75 (Davide Rizzato) del forum di MeteoTriveneto

La roll che sembrava una flanking ;-)

Sembra il titolo di un bizzarro film, ma è proprio ciò che mi è capitato durante le vacanze estive a Cattolica l’11 luglio 2017. Nei giorni precedenti infiltrazioni di aria fresca atlantica avevano causato diversi temporali sulla regione alpina, alcuni anche molto forti. L’11 luglio una più decisa ondulazione delle correnti in quota permette all’instabilità di raggiungere zone poste più a sud. Quel giorno si registrano infatti intensi temporali in Emilia con episodi di downburst, correnti fredde in discesa dalle nubi temporalesche che si aprono a ventaglio non appena incontrano il terreno e generano fortissime raffiche. L’evento più importante si verifica sui lidi ravennati, con venti superiori ai 100 km/h, alberi caduti e danni a veicoli e abitazioni. Anche a Cattolica giunge l’eco di questi eventi; non tanto per i cumulonembi che sviluppano sul mare (e che non producono nulla di eclatante), quanto per la lunghissima roll cloud presentatasi in serata. Ebbene, in un primo momento avevo classificato quella nube lunga e affusolata come una flanking line, ovvero una strisciata di congesti che convergono verso il cumulonembo posto sulla destra. Ma un’osservazione più attenta ha chiarito meglio la situazione: in pochi minuti la “falsa flanking”, avvicinandosi, ha assunto forme morbide, quasi lenticolari, prendendo una direzione diversa rispetto al cumulonembo; infine essa si è spezzata in vari tronconi, che in termine tecnico vengono chiamati fractus. La fase più interessante si è verificata quando i fractus sono giunti sulla verticale di Cattolica: in contemporanea si è alzato un vento da nord che ha spazzato la cappa di caldo presente ormai da giorni, soffiando poi per diverse decine di minuti.
In sostanza la roll cloud era l’estrema testimonianza di quanto accaduto qualche ora prima ai lidi ravennati, posti 90 km più a nord!

Ombra di contrail

Le contrails sono nubi artificiali, generate dal passaggio di aerei in alta quota (circa 10.000 metri). Qualcuno le chiama anche “scie chimiche”… Dal punto di vista nefologico esse vengono generalmente classificate come cirrocumulus. In questo caso una contrail proietta la propria ombra su un cirrocumulus lenticularis; il sole si trova infatti sulla sinistra. Le nubi, più spesso di quello che si possa pensare, si dimostrano esseri molto sfuggenti: se avessi scattato la foto 30 secondi prima l’ombra sarebbe risultata molto più evidente!