Archivi categoria: Nuvole

Un radar da sballo!

Pianura veneta, una bella giornata di maggio. Il sole è alto nel cielo e durante la giornata si accumula calore, ovvero energia… Nel pomeriggio, negli strati d’aria prossimi al suolo, inizia a scorrere una brezza calda e umida che proviene dal mare, da sud-est. Poco sopra aria più secca affluisce a gran velocità dall’Appennino. Negli strati più alti scorre invece da nord-ovest un impetuoso fiume d’aria, con una velocità massima di 200 km/h intorno a 9000 metri di altezza. Bene, fate leggere una cosa del genere a uno che mastica di meteorologia e vi dirà che siamo di fronte a una situazione potenzialmente esplosiva: forti temporali, ma anche supercelle e tornado potranno manifestarsi nelle ore successive! E così, più o meno, è andata il 2 maggio 2020. Sui vari forum meteo si sono accavallate fino a tarda sera foto di imponenti nubi temporalesche, ma quella che più ha suscitato la mia meraviglia è questa struttura riportata dal radar di Teolo. Che sogno! Una enorme torre di goccioline d’acqua e cristalli di ghiaccio che ha sfondato il tetto della troposfera, a oltre 12 mila metri di quota, e la cui parte più elevata è stata trascinata dal fiume d’aria di provenienza nord-occidentale per circa 100 km! Un radar da sballo, non c’è che dire!

Io non avrei paura

Questa foto, scattata nella bella Caorle il 14/06/2015 dall’utente Fabio_Clock di Meteotriveneto, ha suscitato in me una singolare considerazione. Che cosa farei davanti a un simile mostriciattolo che fagocita pian piano l’orizzonte, dirigendosi verso di me? Che cosa farei? Scapperei a cercare riparo, per evitare di bagnarmi come un pulcino, sapendo che questa favolosa shelf cloud precede un’enorme massa d’acqua in caduta dal cielo? Ma nemmeno per sogno, mi sono risposto! Io resterei lì, con gli occhi sgranati, a gioire come un bambino ad ogni brivido di freddo, fino a che tutto fosse passato, fino all’ultima goccia. Perché quello che mi fa paura è ben altro: è la vita da mediocre, gonfia di impegni e preoccupazioni, di soldi da fare e rimettere in circolo, vissuta nell’illusione di una felicità che rimarrà sempre più avanti, sempre dietro l’angolo. Come un asino a cui viene appesa una carota proprio davanti agli occhi per farlo correre di più, sempre di più. Fino allo stremo.
La felicità è, invece, nelle piccole cose. Come quella di stare ad osservare questo enorme cumulonimbus rotolare sul mare, tra lampi e raffiche di vento, alcune fredde, altre sorprendentemente calde, fino alla cascata d’acqua e grandine che alberga al suo interno. Anche quella sorta di “sporgenza” che appare nella foto con una forma arcuata ha un nome ben preciso: si tratta di una nube accessoria chiamata arcus (shelf, in inglese), che indica la presenza di correnti fredde in discesa dal nucleo del temporale e che si allargano a ventaglio.
Nessuna paura, quindi: io starei lì, a braccia aperte, ad attendere che questa meraviglia mi dimostri tutta la sua potenza. E se dovesse succedere qualcosa, sarà mille volte meglio che morire da asino, con una carota appesa davanti al naso.

Cirrus spissatus radiatus cumulonimbogenitus… eh?

Foto molto suggestiva, saltata fuori dall’enorme archivio presente nella sezione nuvole del forum di Meteotriveneto. L’aspetto è inquietante quasi quanto la definizione scientifica della nube, ma che bello sarebbe godersi nel fresco della campagna, in piena estate, il lento incedere dei resti di un temporale che va a spegnersi, pian piano, lasciando dietro di sé un velo di nubi sempre più tenue! Perché questo è proprio ciò che vediamo nella foto: lo stadio finale della vita di un cumulonembo che ha dato sfoggio della sua potenza nelle ore precedenti e che ora si appresta a dissolversi generando (ecco spiegato quel “genitus”) nubi cirriformi molto spesse (spissatus), che danno l’idea di convergere all’orizzonte (radiatus).
Intendiamoci: non possiamo dare ancora per “morto” il cumulonimbus, perché la parte più corposa, molto distante dall’osservatore, sembra ancora relativamente integra. Ma l’ora è tarda e l’incudine ormai sfrangiata ne tradisce l’imminente trapasso.

Aggiungerei che, almeno alla quota dei cirri (intorno ai 10.000 metri, quindi!) sta spirando un bel vento che “stira” l’intera struttura, rendendola ancor più spettacolare!

Un arcobaleno doppio e completo!

Foto scattata da mia figlia Chiara il 25 settembre 2019 al termine di un forte temporale scoppiato poco a est di Bolzano. Il fenomeno merita un post in quanto l’arcobaleno è completo ed è ben visibile anche la sua replica speculare, con i colori invertiti.

Nuvole fatte di neve!?

Sono nuvole queste? Per quello che ci capisco direi di no, perlomeno non nel senso classico del termine. Quello nella foto è infatti un “polverone” costituito da minuscoli cristalli di neve sollevati dal forte vento. Secondo i testi scientifici,invece, una nuvola si forma per condensazione o ghiacciamento del vapore acqueo attorno a particelle di vario genere (cristalli di ghiaccio, sali, fuliggine…) oppure (nelle zone equatoriali) per accrescimento (coalescenza) delle gocce d’acqua che si uniscono ad altre vicine. Qui non avviene né un fenomeno né l’altro. La foto è stata scattata il 16/11/2019 da Andreas Cassina nella zona di Sölden (A), a 2650 metri di quota, in condizioni di forte vento da sud (Südföhn), la classica situazione che ad abbondanti precipitazioni sul versante meridionale della Alpi e schiarite favoniche oltre lo spartiacque.

Un gioco di luci e ombre

Beh, le bande di precipitazioni ritratte nella foto non sono esattamente nuvole, ma di nuvole sono figlie, anzi in gergo tecnico sono “caratteristiche accessorie” 😉 La pioggia, dove ha colpito, si deve essere presentata come una vera e propria cascata d’acqua (lo si intuisce dalla “densità” delle gocce); il fenomeno si è presentato in modo talmente improvviso che le nubi cumuliformi generatrici si sono dissolte in brevissimo tempo, lasciando spazio ad ampi squarci di sereno. Il sorprendente gioco di luci catturato dall’amico Sandro Rizzetto è determinato dai raggi del sole, bassi nel pomeriggio inoltrato, che filtrano tra questi varchi di azzurro nel cielo.

Altissime, purissime… leggerissime!

Domenica 2 luglio 2017 in molte zone del Nord Italia si è potuto assistere al fenomeno delle nubi nottilucenti. Questo spettacolo avviene grazie alla presenza di minuscoli cristalli di ghiaccio ad una quota di circa 80 km.
Le nubi nottilucenti sono molto diverse dalle nubi “ordinarie”, quelle che siamo abituati a osservare tutti i giorni nei nostri cieli. Esse si formano infatti a grandi altitudini, al tetto della mesosfera, contro un massimo di 10-12 km delle nubi troposferiche, e sono quindi difficilmente individuabili. Le nubi nottilucenti hanno un aspetto fibroso, presentano colori che vanno dal bianco argenteo all’azzurro-blu e assomigliano vagamente ai cirri; trovandosi in regioni dell’atmosfera in cui la densità dell’aria è migliaia di volte più bassa di quella troposferica, esse sono talmente eteree da lasciar intravedere le stelle! Dato che questo tipo di nubi si forma dove la temperatura oscilla tra -70 e -100 gradi centigradi, le nubi nottilucenti sono costituite da particelle di ghiaccio di dimensioni microscopiche.
La catalogazione di questo particolare tipo di nubi è piuttosto recente e la formazione non è ancora del tutto chiara, ma la loro presenza rivela che anche ad altissime quote è presente una sia pur ridottissima quantità di acqua e corpuscoli. Aspetto curioso è che parte di questo particolato potrebbe essere costituito da polvere meteorica prodotta dai corpi di origine extraterrestre che si disintegrano a contatto con l’atmosfera.
Non tutti i terrestri hanno il privilegio di poter osservare le nubi nottilucenti, perché esse sono visibili grosso modo tra il 45° e il 70° parallelo nord e sud. Il periodo ideale è il semestre caldo, dopo il tramonto, quando la luce solare le mette in risalto rispetto agli strati più bassi dell’atmosfera immersi nell’oscurità; si osservano sempre guardando in direzione del polo. Appare inoltre evidente che la loro osservazione sia diventata più frequente negli ultimi decenni, aspetto che molti collegano alle attività umane ma che forse, più semplicemente, dipende dal fatto che l’osservazione sistematica delle nuvole risale a tempi piuttosto recenti… un tempo c’era altro a cui pensare!
L’immagine è di proprietà di Paolo Massalin, utente pAoLiNo sul forum di MeteoTriveneto

La bocca della balena!

Serata movimentata quella del 25 luglio 2019: dopo un periodo molto caldo, l’anticiclone subtropicale molla un po’ la presa lasciando spazio a infiltrazioni di aria più fresca di origine atlantica. È stato come buttare un cerino in una tanica di benzina… in poche ore enormi celle temporalesche si sono sviluppate in area alpina, interessando (finalmente!) anche la città di Bolzano con una direzione di moto decisamente singolare. Il temporale è sceso infatti dalla val Sarentino, ma non è sfilato come succede spesso lungo le Dolomiti, bensì si è ingigantito andando a coprire la parte della valle dell’Adige compresa tra Bolzano e il confine con il Trentino. Curiose le raffiche di outflow da nord-est, prima calde e poi via via più fresche e impetuose (con qualche danno), ma ciò che più ha colpito è stata la spettacolare whale’s mouth, la bocca della balena, il cielo caotico tipico dei temporali violenti. La whale’s mouth altro non è che una nube accessoria del cumulonembo, che si sviluppa in seguito alla turbolenza indotta dalla correnti calde e fredde tipiche di queste nubi.

Nubi rivelatrici

Quanti, guardando queste nubi alle 7 del mattino:

avrebbero pensato che poche ore dopo la situazione sarebbe stata questa?

Eppure è andata proprio così… certe volte le nubi del mattino, che condensano temporaneamente nell’atmosfera già instabile, annunciano un cambiamento del tempo, ma non sono in molti a notare la cosa. Io la prima foto, che ritrae degli altocumulus la cui specie è a metà strada tra il floccus e il castellanus, l’ho scattata perché sapevo del peggioramento imminente. Ma ho la presunzione di dire che, anche senza internet, carte e modelli vari, quelle nubi le avrei notate lo stesso e un paio di domande me le sarei poste… almeno credo! 😉

PS: le foto sono state scattate a Cavallino, vicino a Jesolo, il 7 luglio 2019, in occasione del passaggio di un fronte di aria fresca nordatlantica. Nella seconda immagine si nota una imponente shelf cloud, il bordo di una cella temporalesca, che annuncia l’arrivo della pioggia.

Mamme turbolenti!

In questa foto, scattata l’11 giugno 2019 a Mesiano (collina di Trento) da un utente del forum di Meteotriveneto, appaiono degli spettacolari mammatus. Si tratta di una caratteristica supplementare dei cumulonembi, le imponenti nubi che causano forti temporali. Il termine latino mammatus si traduce con “che porta delle protuberanze” oppure “a forma di mammella” e deriva dalla parola “mamma”, che gli antichi romani utilizzavano nei contesti informali. I mammatus si formano sul bordo inferiore dell’incudine temporalesca quando essa è ben sviluppata, soprattutto in caso di venti non troppo forti, e denotano la presenza di cristalli di ghiaccio che sublimano incontrando nella loro caduta strati d’aria più secca. Queste mamme (ma sarebbe più corretto scrivere, alla latina, mammae) sono dunque entità in subbuglio: scendono, salgono, corrono di qua e di là. E, generalmente, più si agitano e più il temporale è intenso!