A scuola di lacunosus ;-)

Suona un po’ strano associare la parola “scuola” con un’altra che ricorda fin troppo da vicino una mancanza, di quelle che, se non recuperate, portano ad una sonora bocciatura. Eppure, in questo caso l’abbinamento ci sta tutto; la foto raffigura infatti la varietà lacunosus, che alcune nuvole (in questo caso il genere cirrocumulus) possono presentare. Quando una nuvola ci offre questa varietà è più vuota che piena… ebbene sì, in questo caso è il “buco”, più di quello che sta intorno, che ci permette di giungere alla corretta classificazione!
La varietà lacunosus, infatti, si ha quando la nube contorna ampi spazi vuoti. Ce ne vuole di fantasia per essere dei buoni osservatori di nuvole 😉
In questo caso il merito va all’utente ward9, che ha scattato questa foto in provincia di Vicenza il 18/2/2012. La relativa discussione si può consultare nella sezione “Nuvole trivenete” del forum di M3V a questo link.

Addormentarsi così…

Questa foto, scattata chissà dove, è di un certo Daniel Bernard e l’ho trovata casualmente su unsplash.com cercando “clouds”. Quando la foto di una nuvola mi piace ci costruisco sopra un bel castello, e questa mi piace proprio 😉 Non tanto e non solo per la maestosità di questo cumulonimbus capillatus incus che si staglia apparentemente immobile nel cielo, ma anche per tutto ciò che mi ispira. Sotto il nuvolone c’è il mare, e nessuno sa quanto io ne abbia disperato bisogno. E dove c’è il mare c’è una spiaggia, dove accovacciarsi e lasciar perdere lo sguardo verso l’infinito. Ecco, io mi immagino lì sdraiato in una serata mite di inizio estate, nel silenzio rotto solo da qualche placida onda che si infrange sulla riva, ad osservare quel bestione che si agita dall’altra parte del mare. Una serenità assoluta mi pervade, una sensazione che conosco bene e che vale mille volte mille stupidi giorni passati a vivere “come si deve”. In quel momento tutti i “valori” e i bisogni indotti dal conformismo cessano istantaneamente di esistere; è quella condizione che io chiamo “felicità”. E vorrei lasciarmi andare, addormentarmi così, senza dovermi svegliare la mattina dopo e riprendere a correre in questo mondo idiota. Sarebbe un bell’addormentarsi…

Castelli sulle nuvole

A volte la realtà supera la fantasia… come in questa stupenda foto scattata da Luca Vignali, di Rimini. Dal punto di vista tecnico questo fenomeno è generato dalla presenza di una massa d’aria fredda e umida che staziona nei bassi strati, sovrastata da un’altra più mite e relativamente secca. Si parla in questi casi di inversione termica. Lungo la superficie di contatto tra entità così diverse si viene a formare una distesa di nubi stratificate che possiamo definire stratus nebulosus.
Ma in questo caso non penso sia un peccato mettere da parte la meteorologia e lasciare spazio all’immaginazione. E allora mi vedo lì, alto sui pedali, sbucare oltre le nubi accolto dal tiepido sole di dicembre, giungere in vetta al Titano, sporgermi sul baratro e strabuzzare gli occhi dinnanzi a quel fiabesco panorama. Le tre torri dell’antica repubblica dominano un mare, ma non è l’Adriatico… questa volta è uno spettacolare mare di nubi in lenta e continua agitazione. E mi piace pensare che laggiù in fondo, all’orizzonte, uno di quei colli ospiti il mio adorato Casteldimezzo, da sempre un faro luminosissimo nella nebbia di un mondo fatto di nulla, del quale per fortuna non faccio più parte. Ed è proprio laggiù che ora, inforcata la bici, dovrò tornare. Perché lì è la mia casa, la mia pace, il mio tutto.

P.S. L’avevo detto che avrei lasciato spazio all’immaginazione… e allora qualunque cosa diventa possibile, anche l’aver realizzato il più bello dei miei sogni 😉

Lo spettro e la gloria

Rispolverare i vecchi post presenti nell’area “nuvole” del forum di Meteotriveneto è sempre un piacere, perché ogni volta salta fuori qualcosa di interessante e di valore. È il caso di questa foto scattata dall’utente Alipluto nel lontano 2011 e pubblicata al link https://forum.meteotriveneto.it/node/439/page13
Era il 18 gennaio, la nebbia mattutina gravava sul golfo di Trieste, ma poco più sopra il cielo era sereno e l’atmosfera limpida; una situazione ben nota all’appassionato di meteorologia. Così è bastata una passeggiata per superare il “tetto” dello strato nebbioso e catturare questo particolarissimo fenomeno: uno spettro di Brocken, ovvero l’ombra di un oggetto posto davanti al sole, quando è abbastanza basso sull’orizzonte, che viene proiettata su un banco di nubi. L’ombra appare enorme se rapportata alle dimensioni di altri oggetti nelle vicinanze, un po’ come la luna che sembra essere molto più grande quando si trova bassa sull’orizzonte. Generalmente lo spettro, che assume forma triangolare e che sembra quindi indossare un ampio mantello, è accompagnato anche da un altro fenomeno: la gloria, un’aureola colorata posta intorno alla testa e talvolta anche al corpo della figura. Essa si origina per rifrazione della luce incidente come nell’arcobaleno, anche se in questo caso le gocce che costituiscono la nebbia sono ben più piccole rispetto a quelle della pioggia.

Un radar da sballo!

Pianura veneta, una bella giornata di maggio. Il sole è alto nel cielo e durante la giornata si accumula calore, ovvero energia… Nel pomeriggio, negli strati d’aria prossimi al suolo, inizia a scorrere una brezza calda e umida che proviene dal mare, da sud-est. Poco sopra aria più secca affluisce a gran velocità dall’Appennino. Negli strati più alti scorre invece da nord-ovest un impetuoso fiume d’aria, con una velocità massima di 200 km/h intorno a 9000 metri di altezza. Bene, fate leggere una cosa del genere a uno che mastica di meteorologia e vi dirà che siamo di fronte a una situazione potenzialmente esplosiva: forti temporali, ma anche supercelle e tornado potranno manifestarsi nelle ore successive! E così, più o meno, è andata il 2 maggio 2020. Sui vari forum meteo si sono accavallate fino a tarda sera foto di imponenti nubi temporalesche, ma quella che più ha suscitato la mia meraviglia è questa struttura riportata dal radar di Teolo. Che sogno! Una enorme torre di goccioline d’acqua e cristalli di ghiaccio che ha sfondato il tetto della troposfera, a oltre 12 mila metri di quota, e la cui parte più elevata è stata trascinata dal fiume d’aria di provenienza nord-occidentale per circa 100 km! Un radar da sballo, non c’è che dire!

Io non avrei paura

Questa foto, scattata nella bella Caorle il 14/06/2015 dall’utente Fabio_Clock di Meteotriveneto, ha suscitato in me una singolare considerazione. Che cosa farei davanti a un simile mostriciattolo che fagocita pian piano l’orizzonte, dirigendosi verso di me? Che cosa farei? Scapperei a cercare riparo, per evitare di bagnarmi come un pulcino, sapendo che questa favolosa shelf cloud precede un’enorme massa d’acqua in caduta dal cielo? Ma nemmeno per sogno, mi sono risposto! Io resterei lì, con gli occhi sgranati, a gioire come un bambino ad ogni brivido di freddo, fino a che tutto fosse passato, fino all’ultima goccia. Perché quello che mi fa paura è ben altro: è la vita da mediocre, gonfia di impegni e preoccupazioni, di soldi da fare e rimettere in circolo, vissuta nell’illusione di una felicità che rimarrà sempre più avanti, sempre dietro l’angolo. Come un asino a cui viene appesa una carota proprio davanti agli occhi per farlo correre di più, sempre di più. Fino allo stremo.
La felicità è, invece, nelle piccole cose. Come quella di stare ad osservare questo enorme cumulonimbus rotolare sul mare, tra lampi e raffiche di vento, alcune fredde, altre sorprendentemente calde, fino alla cascata d’acqua e grandine che alberga al suo interno. Anche quella sorta di “sporgenza” che appare nella foto con una forma arcuata ha un nome ben preciso: si tratta di una nube accessoria chiamata arcus (shelf, in inglese), che indica la presenza di correnti fredde in discesa dal nucleo del temporale e che si allargano a ventaglio.
Nessuna paura, quindi: io starei lì, a braccia aperte, ad attendere che questa meraviglia mi dimostri tutta la sua potenza. E se dovesse succedere qualcosa, sarà mille volte meglio che morire da asino, con una carota appesa ad un metro dal naso.

Cirrus spissatus radiatus cumulonimbogenitus… eh?

Foto molto suggestiva, saltata fuori dall’enorme archivio presente nella sezione nuvole del forum di Meteotriveneto. L’aspetto è inquietante quasi quanto la definizione scientifica della nube, ma che bello sarebbe godersi nel fresco della campagna, in piena estate, il lento incedere dei resti di un temporale che va a spegnersi, pian piano, lasciando dietro di sé un velo di nubi sempre più tenue! Perché questo è proprio ciò che vediamo nella foto: lo stadio finale della vita di un cumulonembo che ha dato sfoggio della sua potenza nelle ore precedenti e che ora si appresta a dissolversi generando (ecco spiegato quel “genitus”) nubi cirriformi molto spesse (spissatus), che danno l’idea di convergere all’orizzonte (radiatus).
Intendiamoci: non possiamo dare ancora per “morto” il cumulonimbus, perché la parte più corposa, molto distante dall’osservatore, sembra ancora relativamente integra. Ma l’ora è tarda e l’incudine ormai sfrangiata ne tradisce l’imminente trapasso.

Aggiungerei che, almeno alla quota dei cirri (intorno ai 10.000 metri, quindi!) sta spirando un bel vento che “stira” l’intera struttura, rendendola ancor più spettacolare!

Nuvole fatte di neve!?

Sono nuvole queste? Per quello che ci capisco direi di no, perlomeno non nel senso classico del termine. Quello nella foto è infatti un “polverone” costituito da minuscoli cristalli di neve sollevati dal forte vento. Secondo i testi scientifici,invece, una nuvola si forma per condensazione o ghiacciamento del vapore acqueo attorno a particelle di vario genere (cristalli di ghiaccio, sali, fuliggine…) oppure (nelle zone equatoriali) per accrescimento (coalescenza) delle gocce d’acqua che si uniscono ad altre vicine. Qui non avviene né un fenomeno né l’altro. La foto è stata scattata il 16/11/2019 da Andreas Cassina nella zona di Sölden (A), a 2650 metri di quota, in condizioni di forte vento da sud (Südföhn), la classica situazione che ad abbondanti precipitazioni sul versante meridionale della Alpi e schiarite favoniche oltre lo spartiacque.

Un gioco di luci e ombre

Beh, le bande di precipitazioni ritratte nella foto non sono esattamente nuvole, ma di nuvole sono figlie, anzi in gergo tecnico sono “caratteristiche accessorie” 😉 La pioggia, dove ha colpito, si deve essere presentata come una vera e propria cascata d’acqua (lo si intuisce dalla “densità” delle gocce); il fenomeno si è presentato in modo talmente improvviso che le nubi cumuliformi generatrici si sono dissolte in brevissimo tempo, lasciando spazio ad ampi squarci di sereno. Il sorprendente gioco di luci catturato dall’amico Sandro Rizzetto è determinato dai raggi del sole, bassi nel pomeriggio inoltrato, che filtrano tra questi varchi di azzurro nel cielo.